Il Nucleo speciale Polizia Valutaria della Guardia di Finanza ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Palermo, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 13 persone. Per 8 è stato deciso il carcere, per 5 i domiciliari. Il provvedimento riguarda le “famiglie” mafiose dell’Acquasanta e dell’Arenella, che fanno parte del mandamento di Resuttana.
L’indagine è stata condotta con accertamenti finanziari e patrimoniali, intercettazioni telefoniche e ambientali, dichiarazioni di collaboratori di giustizia. Gli indagati sono in totale 45 e rispondono di associazione mafiosa, favoreggiamento personale, bancarotta fraudolenta, riciclaggio, reimpiego, autoriciclaggio, trasferimento fraudolento di valori, esercizio abusivo di attività di scommesse. Gli inquirenti hanno ricostruito gli organigrammi delle due famiglie mafiose, l’evoluzione delle gerarchie nel tempo fino ad arrivare all’attuale assetto verticistico. In particolare, è emerso che i capi famiglia avrebbero esercitato la propria influenza sui territori mantenendo la capacità di gestire affari, dirimere controversie interne o con altri mandamenti e condizionare l’economia locale. I boss dell’Arenella avrebbero rilevato società fittiziamente intestate a incensurati per reimpiegare i capitali illeciti. Parallelamente, con riferimento alla famiglia mafiosa dell’Acquasanta, le indagini hanno consentito di ricostruire l’influenza esercitata dal capofamiglia, che era in semilibertà, e che grazie a una fitta rete di uomini d’onore riusciva a mantenere rapporti con l’organizzazione mafiosa. In questo contesto è stato documentato un articolato sistema di raccolte illegali di scommesse sportive, realizzato attraverso l’installazione di punti gioco clandestini, la fissazione di quote e la ricezione delle giocate esclusivamente in contanti, con lo scopo di generare profitti in evasione d’imposta e riciclare proventi derivanti da altre attività illecite. (ANSA).

